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36 CREDITI PER MEDICO COMPETENTE - COMPARTO LAVORAZIONE DEL LEGNO DdR E SORVEGLIANZA SANITARIA MADONNA DI CAMPIGLIO 24-25-26 MARZO 2018

Segnalato da
Medlavecm formazione

Generalità

Tipologia
Corso
Dimensione dell'evento
Locale
Crediti Ecm
36

Logistica

Inizio
13:00 del 24 Mar 2018
Fine
18:00 del 26 Mar 2018
Dove
MADONNA DI CAMPIGLIO
Costo
450 Euro
Posti
25

Organizzazione

Organizzatore
MEDLAVECM SRL
Segreteria scientifica
dott. Giovanni Moro - Medico Competente già direttore dello SPISAL di Conegliano
Segreteria organizzativa
MEDLAVECM SRL
formazione@medlavecm.it
www.medlavecm.it
tel 3400750760

Oratori

Prof. Giovanni Battista Bartolucci - Direttore U.O.C. di Medicina Preventiva e Valutazione del Rischio, Azienda Ospedaliera Università di Padova
Dott.ssa Mariella Carrieri – Tecnico chimico U.O.C. di Medicina Preventiva e Valutazione del Rischio, Azienda Ospedaliera Università di Padova
Dr. Giovanni Moro – Direttore Spisal Ulss 7
Dott. Liviano Vianello – Direttore Spisal Aulss 6 Euganea

Descrizione

Gli operatori addetti alla lavorazione del legno, sia la prima, quella che dai tronchi arriva ai semilavorati, che la seconda, quella che partendo da semilavorati arriva alla realizzazione del prodotto finito, sono spesso esposti a diverse tipologie di rischio chimico e cancerogeno. Ed è necessario mettere in atto precise strategie di prevenzione per ridurre i pericoli e rendere gli addetti consapevoli della necessità di proteggersi.
Tuttavia con riferimento alle evidenze epidemiologiche relative all’incidenza dei tumori dei seni nasali e paranasali tra i lavoratori esposti a polveri di legno duro, la catalogazione data dal sistema produttivo al legno duro è relativa al suo grado di lavorabilità, la quale non coincide sempre con quella data dal sistema di salute e sicurezza sul lavoro.
Infatti la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha prodotto un “elenco ove sono catalogate le essenze legnose ripartite in legni duri e in legni teneri. Il criterio che la IARC ha elaborato e utilizzato per redigere detto elenco, ha evidenziato come il carattere di ‘durezza’ del legno non sia dato dalle caratteristiche fisiche di resistenza, bensì dalle caratteristiche biologiche. In linea generale le specie arboree di ‘legno duro’ sono le latifoglie (Angiosperme), mentre le specie arboree di ‘legno tenero’ sono le conifere (Gymnosperme).
I prodotti che vengono usati nelle varie fasi della lavorazione del legno sono una miscela di prodotti chimici, colle, impregnanti, vernici e possono costituire un notevole danno per la salute se non vengono usati con le dovute precauzioni.
E le unità produttive addette alla lavorazione del legno, in funzione del loro ciclo produttivo presentano la necessità di approfondimenti riguardanti sia la valutazione del rischio chimico in relazione all’utilizzo di agenti chimici, che la valutazione del rischio cancerogeno in merito allo sviluppo di polveri di legno duro (capo I e II del Titolo IX “sostanze pericolose” del D. Lgs. 81/08
Il corso intende prendere in esame i rischi a cui è esposto il lavoratore addetto alle lavorazioni del legno, in particolare, partendo da un approccio squisitamente vicino all’igiene industriale andremo a valutare i rischi di esposizione a rumore e vibrazioni e i relativi DPI, ci si focalizzerà quindi sul rischio chimico e cancerogeno a partire dalle principali sostanze pericolose presenti nelle fasi di lavorazione:
• lavorazioni alle macchine utensili: polveri di legno; eventuali vapori di formaldeide (adsorbiti sul particolato). Infatti “durante le lavorazioni meccaniche non vengono impiegate sostanze o preparati ma per le operazioni di taglio, profilatura, ecc., vengono utilizzate macchine utensili come le seghe circolari, alternative, multilame, a nastro, troncatrici, fresatrici, torni, ecc., che generano polveri, per cui si può verificare la dispersione ambientale delle sostanze sopracitate. La formaldeide può essere presente se si utilizzano materiali nella cui produzione o nobilitazione è stata impiegata (pannelli)”;
• carteggiatura: polveri di legno, che vengono prodotte in quantità considerevoli, e con dimensioni particolarmente fini; eventuali vapori di formaldeide (adsorbiti sul particolato);
• operazioni di impregnatura: vapori derivanti da solventi e diluenti. La principale via di esposizione degli addetti a tali agenti chimici “è quella inalatoria e la sua entità è influenzata
oltre che dalla natura del prodotto impregnante utilizzato, anche dalla modalità con cui tale operazione viene effettuata, modalità che sono principalmente: pennello, immersione dei pezzi, spruzzo. L’uso del pennello è la tecnica che presenta minore rischio di esposizione soprattutto per il minore quantitativo di impregnante utilizzato rispetto alle altre tecniche.
Le operazioni di impregnatura ad immersione o a spruzzo devono essere assolutamente effettuate in presenza di dispositivi di aspirazione localizzata”;
• operazioni di verniciatura: vapori derivanti da solventi e diluenti; aerosol contenenti resine (alchiliche, poliesteri, poliuretaniche, acriliche, ecc.), pigmenti, additivi (catalizzatori, plastificanti, ecc.). In genere, “i rischi per la salute nelle operazioni di verniciatura, principalmente riconducibili all’esposizione a solventi e diluenti, dipendono in primo luogo dalla natura del prodotto verniciante utilizzato”. Dal punto di vista tossicologico “l’esposizione a questi solventi può comportare rischi irritativi e allergici (dermatiti allergiche, disturbi alle vie respiratorie superiori, asma, bronchite cronica, ecc). Alcuni di essi, in particolare stirene, toluene, e etilbenzene sono classificati come neurotossici con rischi di effetti sul sistema nervoso centrale (narcosi, cefalea, depressione, ecc). Da evidenziare che l’utilizzo di vernici poliuretaniche può comportare il rischio di esposizione, prevalentemente per inalazione, ad isocianati, quali ad esempio TDI (toluendiisocianato), MDI (difenilmetanodiisocianato) e HDI (esametilendiisocianato). L’applicazione di tali prodotti richiede sempre particolare attenzione e l’impiego di adeguate misure di prevenzione e protezione, a causa della pericolosità di questi prodotti, pericolosità peraltro confermata dai valori limite di esposizione (TLV – TWA) dell’ACGIH estremamente contenuti”. “Si segnala, per la loro importanza dal punto di vista tossicologico, la presenza come componenti dei prodotti vernicianti di pigmenti (con funzione di impartire colorazione alla pittura), i quali possono essere di natura organica (coloranti azoici, ftalocianine, toluidine, ecc.) o di natura inorganica (ossidi e sali insolubili di metalli pesanti come ferro, bario, cromo, ecc.). Studi di letteratura riconoscono per alcuni di questi composti
un rischio di cancerogenità”;
• fase di rifinitura: polveri di pigmenti, che vengono prodotte in quantità considerevoli e con dimensioni particolarmente fini; al fine di ridurre l’esposizione dei lavoratori alle polveri di pigmenti durante la carteggiatura nella fase di rifinitura “possono essere adottate misure di prevenzione quali ad esempio realizzazione di postazioni dotate di aspirazione laterale e superiore, uso di banchi aspirati, utilizzo di utensili muniti di aspirazione”;
• operazione di foratura: polveri di legno e pigmenti. Gli effetti più rilevanti sulla salute sono quelli riconducibili all’esposizione a polveri di legno duro, nonché irritazioni e dermatiti dovute al contatto con microrganismi del legno e alla presenza di sostanze con cui sono stati trattati i materiali (vernici, solventi, sostanze volatili, antibatterici, colle, ecc)”.
In funzione delle sostanze pericolose in relazione alle attività svolte, si proseguiranno i lavori presentando una raccolta di possibili misure di prevenzione.
In relazione al rischio chimico:
• “sostituire i composti tossici usati con altri meno tossici che svolgono la stessa funzione;
• effettuare una corretta aspirazione localizzata vicino ai punti di emissione con la realizzazione di cappe di dimensioni e geometria adeguate alle operazioni che devono essere compiute;
• condurre sotto aspirazione localizzata le operazioni che producono polveri (lavorazioni alle macchine utensili, carteggiaura);
• utilizzare utensili dotati di aspirazione nelle lavorazione in cui si producono polveri (carteggiatura);
• aspirare localmente vapori e nebbie;
• istallare negli ambienti chiusi, un impianto di ventilazione che garantisca i ricambi di aria necessaria, limitando comunque l’accumulo di sostanze nocive nell’ambiente;
• aerare adeguatamente i locali;
• fornire ai lavoratori e far utilizzare i dispositivi individuali di protezione (DPI) per la protezione delle vie respiratorie e per la protezione cutanea”.
Infine in relazione al rischio cancerogeno (polveri di legno):
• “se tecnicamente possibile, sostituzione o riduzione dell’agente cancerogeno, o il suo utilizzo in un sistema chiuso;
• effettuare una corretta aspirazione localizzata vicino ai punti di emissione con la realizzazione di cappe di dimensioni e geometria adeguate alle operazioni che devono essere compiute;
• condurre sotto aspirazione localizzata le operazioni che producono polveri di legno (lavorazioni alle macchine utensili, carteggiaura);
• utilizzare utensili dotati di aspirazione nelle lavorazione in cui si producono polveri (carteggiatura);
• istallare negli ambienti chiusi, un impianto di ventilazione che garantisca i ricambi di aria necessaria, limitando comunque l’accumulo di polveri di legno nell’ambiente;
• aerare adeguatamente i locali;
• fornire ai lavoratori e far utilizzare i dispositivi individuali di protezione (DPI) per la protezione delle vie respiratorie.
Non superare in nessun caso, il livello di esposizione dei lavoratori a polveri di legno (pari a 5 mg/mc. Rif. Allegato XLIII del D. Lgs. 81/08
I potenziali effetti dannosi sulla salute sono determinati dalla penetrazione e dalla deposizione delle particelle nelle vie aeree secondo diversi meccanismi fisiopatogenetici che spesso agiscono in associazione (meccanismi fisici, meccanismi tossici e meccanismi allergici).
È bene chiarire che mentre il legno non è di per sé cancerogeno, la polvere di legno può essere cancerogena. Solo le lavorazioni che comportano l’esposizione a tali polveri sono a rischio di poter far insorgere un eventuale cancro. I meccanismi di cancerogenesi sono poco chiari, alcuni ipotizzano che i responsabili dell’azione cancerogena siano le sostanze originariamente presenti nelle polveri di legno che dovrebbero agire direttamente sui bersagli biologici, altri danno maggiore importanza alla coesposizione ipotizzando che le polveri di legno fungano da veicolo trasportatore di altre sostanze quali ad esempio la formaldeide usata nella produzione di truciolati e
compensati.

Il ruolo causale dell’esposizione a polveri di legno nella genesi del tumore nasosinusale (adenocarcinoma in particolare) è stato dimostrato chiaramente in numerosi studi epidemiologici, sia come associazione, sia nei risultati di studi caso - controllo.
Per quanto riguarda il possibile ruolo delle polveri di legno nell’insorgenza di tumori diversi
da quelli nasosinusali, anche gli studi più recenti hanno confermato che non vi è sufficiente
evidenza di una relazione causale tra esposizione a polveri di legno e genesi di altri tipi di
tumori. Il potenziale allergogeno di alcuni legni, comunque, è stato già da tempo posto in
solida relazione alla loro quota proteica e terpenica; vi sono indicazioni (ancora da confermare) che il potenziale cancerogeno possa essere associato alla loro quota tanninica.
È importante ricordare che l’esposizione a polveri di legno non provoca solo neoplasia dei
seni paranasali ma è responsabile anche di altre patologie non tumorali. Altri effetti patologici riportati in letteratura sono: l’alveolite allergica (per la possibile presenza di antigeni fungini nel legno manipolato); la sindrome tossica da polveri organiche (ODTS) che è simile ad una sindrome influenzale; bronchite cronica (aggravata dall’abitudine al fumo); asma bronchiale di tipo allergico (associata alla lavorazione di legni tropicali ma anche di quercia, cedro del Libano, abete californiano e cedro rosso); irritazione oculare (bruciore, arrossamento, lacrimazione) e nasale (secchezza, bruciore, rinorrea, raffreddori frequenti); dermatiti irritative da contatto, cefalea, patologie di tipo allergico come dermatite allergica, orticaria da contatto e congiuntivite allergica, anche se non esistono dati certi sulla presenza di altri effetti dell’inalazione di polveri di legno sull’apparato respiratorio eccetto i tumori dell’etmoide, dei seni paranasali e di asma bronchiale.

Il corso intende analizzare le problematiche relative alla valutazione del rischio e alla sorveglianza sanitaria che il Medico Competente deve affrontare nelle aziende del comparto della lavorazione del legno, con una modalità didattica altamente interattiva, con numerosi spazi di confronto e di esercitazione.


Direttore scientifico: dott. Giovanni Moro – Direttore Spisal Conegliano – Aulss 2 Treviso

FACULTY:
• prof. Giovanni Battista Bartolucci – Direttore UOC di Medicina Preventiva
• dott.ssa Mariella Carrieri – Responsabile del Servizio di Igiene Industriale UOC di Medicina Preventiva di Padova
• dott. Giovanni Moro – Direttore Spisal Conegliano – Aulss 2 Treviso.ù
• dott. Liviano Vianello – Direttore Spisal Aulss 6 Euganea

Prof. Giovanni Battista Bartolucci - Direttore U.O.C. di Medicina Preventiva e Valutazione del Rischio, Azienda Ospedaliera Università di Padova
Dott.ssa Mariella Carrieri – Tecnico chimico U.O.C. di Medicina Preventiva e Valutazione del Rischio, Azienda Ospedaliera Università di Padova
Dr. Giovanni Moro – Direttore Spisal Ulss 7
Dott. Liviano Vianello – Direttore Spisal Aulss 6 Euganea

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