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profilassi post esposizione

Questo argomento ha avuto 20 risposte ed è stato letto 618 volte.

milvio.piras

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  • profilassi post esposizione
  • (12/03/2019 23:44)

A qualcuno è mai capitato che un presidio di pronto soccorso si sia rifiutato di avviare gli accertamenti e la profilassi post esposizione in caso di sospetto contagio da HIV, HBV o HCV su lavoratori o pazienti esterni, asserendo che sarebbe riservata solo al personale sanitario dipendente della ASL?

faggiano.danilo

faggiano.danilo
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618
  • Re: profilassi post esposizione
  • (13/03/2019 18:51)

Sempre direi. Al massimo fanno fare la consulenza infettivologica, se l'infettivologo ce l'hanno nella struttura, altrimenti ciccia.

Quindi il lavoratore dovrebbe:
1. col referto di PS andare all'INAIL e farsi dare il codice esenzione ticket;
2. portare il codice esenzione al proprio MMG che fa la ricetta rossa per andare a fare il prelievo a tempo zero (sempre se di zero si possa parlare, non si sa mai che uno fa l'infortunio il venerdì sera o nel we).

Il codice esenzione vale per il singolo prelievo. Dunque le volte successive altro giro altra corsa. Almeno questo è quello che ho visto le prime volte. Dopo l'azienda ha preferito pagarsi le analisi da sola per non allungare troppo i tempi e non avere ulteriori impicci burocratici da gestire.

A pensar male si fa peccato ma ci s'azzecca!

mantello

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (13/03/2019 22:51)

Sotto il profilo legale i costi per le attività di prevenzione (inclusi quelli per le esposizioni a rischio da agenti biologici) sono a carico del DdL e non possono essere messi a carico del SSN.
Se un DdL espone i propri dipendenti a rischio di contaminazione da infortunio dovrebbe preoccuparsi (oltre che di proteggerli e di documentare la protezione contro HBV) anche di trovare accordi con strutture sanitarie per l'esecuzione degli accertamenti post esposizione, in modo tale da rimuovere gli ostacoli burocratici e garantire la tempestività degli accertamenti. Ci sarà poi tempo per regolarizzare gli aspetti amministrativi.

Peraltro se è ipotizzabile una esposizione a HIV tale da configurare un rischio di contagio credo debba trovare applicazione la profilassi farmacologica precoce per ridurre il rischio di infezione. In questo caso non credo che un PS (ammesso che sia in grado di maneggiare il problema) possa esimersi dall'erogare la prestazione.

milvio.piras

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (14/03/2019 15:09)

Evidentemente sono ancora parecchi quelli che non hanno chiaro il ruolo (e i limiti) del medico competente.
A parte le considerazioni su chi debba farsi carico dei costi delle prestazioni, resta il fatto che, quando queste hanno carattere di urgenza e sono più o meno complesse, il pronto soccorso resta l'unica struttura in condizioni di provvedere a tutte le necessità.
Il medico competente può essere irreperibile per mille giustificati motivi, i laboratori chiusi perché in ferie o perché ricorre la festa del patrono, e le farmacie e i depositi possono essere sprovvisti dei farmaci necessari, che vanno inoltre somministrati da personale autorizzato. E via dicendo con altre eventuali considerazioni.
Il mio consiglio, pertanto, in caso di ulteriori rifiuti, è quello di tornare coi carabinieri.

annuscor

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (14/03/2019 19:10)

milvio.piras il 14/03/2019 03:09 ha scritto:
Evidentemente sono ancora parecchi quelli che non hanno chiaro il ruolo (e i limiti) del medico competente.
A parte le considerazioni su chi debba farsi carico dei costi delle prestazioni, resta il fatto che, quando queste hanno carattere di urgenza e sono più o meno complesse, il pronto soccorso resta l'unica struttura in condizioni di provvedere a tutte le necessità.
Il medico competente può essere irreperibile per mille giustificati motivi, i laboratori chiusi perché in ferie o perché ricorre la festa del patrono, e le farmacie e i depositi possono essere sprovvisti dei farmaci necessari, che vanno inoltre somministrati da personale autorizzato. E via dicendo con altre eventuali considerazioni.
Il mio consiglio, pertanto, in caso di ulteriori rifiuti, è quello di tornare coi carabinieri.

Io avrei dei dubbi: i costi della SS (anche post esposizione per incidente biologico) sono a carico del Datore di Lavoro e la SS rientra nei compiti del MC aziendale. Personalmente per le aziende private (RSA, raccolta rifiuti, ecc.) a rischio biologico ho dato indicazione di essere avvisato immediatamente in caso di incidente biologico e, quasi sempre per via telefonica riesco a risolvere il tutto, compreso il prelievo della fonte (quando possibile), cosa che certamente nessun Pronto Soccorso può effettuare. Anche il follow up successivo periodico e finale è compito del MC aziendale

milvio.piras

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (14/03/2019 22:12)

Mi si consenta di dissentire. E non sarò breve.
In primo luogo, il medico competente non può garantire di essere sempre e comunque presente o reperibile per qualunque evenienza o circostanza, neanche se fosse dipendente a tempo pieno dell’azienda (e questo lo abbiamo già detto un sacco di volte su questo forum e in migliaia di altre occasioni). Può essere malato o i maternità, o in ferie dall’altra parte del mondo o (casomai le ferie non fossero contemplate o ammissibili) sempre dall’altra parte del mondo per un importante corso di aggiornamento, e comunque irreperibile, ecc, ecc, ecc…
D’altra parte, anche il “coso ‘81” (all. 3A) prevede il coinvolgimento del medico di famiglia quando dagli accertamenti effettuati dal medico competente emergano anomalie meritevoli di particolare attenzione (su questo punto ritorno più avanti). Oltre al caso della PPE, che ha dato origine a questo thread, ci sono migliaia di altri casi che il medico competente non è in condizioni, non è all’altezza, di prendersi in carico da solo. Pur plurilaureato e plurispecializzato (quanti di noi lo sono?) ci sono farmaci, ad esempio, di limitato uso ospedaliero o prescrivibili solo da determinati specialisti. Una volta che ci si mette, inoltre, deve dimostrare di conoscere gli ultimi risultati della ricerca scientifica e attenersi alle linee guida (ove esistano) delle discipline in cui si pretenderebbe (secondo alcuni) ci si debba addentrare. Si rischia, alla fine che ,tirati tra sopralluoghi, riunioni, allegati 3B, commercialisti, f24, e tutte le altre boiate che questo e i governi precedenti ci hanno scaricato addosso, il problema della salute del lavoratore particolarmente sfortunato finisca per sfuggirci di mano.
In ogni caso, il pronto soccorso NON PUÒ rifiutare una prestazione con carattere di urgenza rimandando indietro il richiedente punto e basta! E proprio non capisco perché ci si trovi a discutere su questo punto.
Quanto alle spese, effettivamente la legge dice che tutti gli accertamenti necessari sono a carico del datore di lavoro. Tuttavia è evidente che le spese (in circostanze neanche tanto eccezionali) necessarie per accertamenti che vadano ben oltre quelli previsti dal protocollo di base NON possono essere sostenute sempre e comunque solo dal datore di lavoro (di questi tempi, poi…). Se il legislatore intendeva questo, ha dimostrato non solo di essere profondamente ignorante e ben lontano dalla realtà che intendeva regolamentare, ma quasi certamente in una sua realtà alterata dall’uso massiccio di droghe pesanti (basti vedere gli esiti delle analisi dei liquami di scarico dei palazzi del Governo).
Pretendere che queste disposizioni vengano applicate alla lettera (come sovente è anche l’idea di molti funzionari degli OdV) non è solo, molto spesso, inattuabile praticamente, ma può essere anche molto pericoloso: in più di un caso, infatti, l’impossibilità di far fronte a spese per iter diagnostici e terapeutici complessi e dagli sviluppi imprevedibili potrebbe indurre gli interessati a rinunciare a segnalare gli infortuni e alle cure per paura di perdere il posto di lavoro (sta già succedendo) con conseguenze che poi potranno comportare costi enormemente più elevati per l’individuo e per la società.
D’altra parte, tutti noi (compresi i lavoratori a tutti i livelli, o almeno quelli in regola) paghiamo tasse tanto pesanti anche per poter accedere alla assistenza sanitaria in caso di necessità (almeno in teoria) e trincerarsi dietro alla motivazione che il problema abbia avuto origine lavorativa per pretendere di scaricarlo sul datore di lavoro appare francamente una pretestuosa inaccettabile furberia. Per metterla sul ridere, secondo voi il datore di lavoro dovrebbe farsi carico, oltre che delle spese di un lungo ricovero, anche di un eventuale funerale? E allora cosa la paga a fare l’assicurazione INAIL? (per quanto sulla questione INAIL confesso, in generale, la mia ignoranza)
Secondo me, ci troviamo semplicemente di fronte ad uno dei tanti casi di normativa da cambiare, per cui occorrerebbe far sentire la nostra voce a coloro che hanno il compito di provvedervi.
Personalmente, ho avuto modo di suggerire al legislatore, in ambito regionale, alcuni interventi, tra i quali quello di istituire un fondo da destinare alle spese per gli accertamenti sanitari straordinari richiesti dal medico competente, in modo da non gravare troppo sui bilanci delle aziende, sempre più in difficoltà economiche. Purtroppo si è trattato di iniziative personali e le proposte sono state evidentemente bocciate, nell’ambito delle schermaglie politiche (persino tra correnti diverse dello stesso partito) per destinare i fondi al rifacimento di qualche piazzetta cittadina o per i fuochi d’artificio di capodanno.
Ancora una volta si evidenzia quanto sarebbe importante (scusate se colgo l’occasione) unirsi in una organizzazione che possa far sentire le proprie ragioni a chi, finora, ha dimostrato il massimo disinteresse e la propria totale incompetenza (e qui non mi riferisco solo ai nostri governanti).

milvio.piras

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (15/03/2019 00:10)

Quanto alle spese, effettivamente la legge dice che tutti gli accertamenti necessari sono a carico del datore di lavoro. Tuttavia è evidente che le spese (in circostanze neanche tanto eccezionali) necessarie per accertamenti che vadano ben oltre quelli previsti dal protocollo di base NON possono essere sostenute sempre e comunque solo dal datore di lavoro (di questi tempi, poi…).

Senza poi contare il fatto che di solito (almeno nella mia esperienza) i laboratori, le farmacie o gli altri specialisti non trattano la questione economica direttamente col datore di lavoro, ma con lo stesso medico competente che, se vuole che la cosa proceda con la necessaria celerità, a scanso di problemi ben più grossi e di cui sarebbe ritenuto responsabile,finisce per anticipare le spese, col rischio di non essere poi rimborsato. E se questa esperienza vi manca, vuol dire che viviamo proprio in mondi diversi.

EtaBeta

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (15/03/2019 10:07)

secondo me, la puntura d'ago rappresenta un infortunio e , come tale , va gestita in pronto soccorso sia per gli aspetti di profilassi-cura (esami tenpo 0 e consulenza infettivologica) sia per gli aspetti legali (denuncia).
Gli step successivi (esami nei mesi succesivi) possono essere gestiti dal medico competente.

Se il lavoratore si rompe una gamba sul lavoro, non si rivolge al medico competente, lo stesso vale per l'infortunio biologico

Giannini

Giannini
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  • Re: profilassi post esposizione
  • (15/03/2019 11:06)

Perfettamente in accordo col Collega EtaBeta, disarmante nella sua semplice quanto lucida analisi e non capisco come si possa affermare il contrario, andando ad offuscarsi il cervello in meandri bui e complicati ed arzigogolando a mò di azzeccagarbugli.

"Felicius curari a medico popularem gentem quam nobiles et principes viros."

Rcorda

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  • Re: profilassi post esposizione
  • (15/03/2019 21:08)

Assolutamente d'accordo con EtaBeta, la valenza medico legale dell'apertura della pratica di infortunio con prognosi 0 giorni e di esami al tempo 0 é fondamentale in caso malaugurato di sieroconversione.
Mai successo che il P.S. non li effettuasse.
Poi li monitoro io.

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