Cari Colleghi, chiedo consiglio:
giovane ricercatore, unico fattore di rischio il lavoro a VDT, pregresso intervento di posizionamento di stent coronarico per I.M.A. all'età di 23 anni (attualmente in terapia, esegue check annuali: situazione stabilizzata ormai da tempo). Non pongo limitazioni se non di evitare condizioni di stress quali lavoro oltre gli orari predefiniti (38 ore settimanali). In corso di visita medica periodica mi chiede però di rivedere tale limitazione in quanto gli impedirebbe di seguire dei progetti di ricerca a cui sta lavorando e per i quali avrebbe bisogno di poter tornare a lavoro alcuni week end e fermarsi la sera oltre l'orario canonico.
Mi chiedo: visto che sempre più si chiede di prestare attenzione alla valutazione delle conseguenze da stress lavorativo e vista l'anamnesi del lavoratore, è giusto mantenere tale limitazione?
Ti dirò che i miei bancari sono stressati, ma molto stressati anche se fanno le loro 38 ore scarse alla settimana e part-time lo sono ancora di piò. A mio avviso non è il numero di ore ma il modo di vivere le ore lavorative che incide maggiormente sullo stress. Non conosco la clinica nello specifico ma non vedrei alcuna limitazione in un giovane motivato che lavora al VDT.
Ciao
Sono anch'io dell'idea che, se il lavoro gratifica, è più stressante limitarlo che aumentarlo.
se l'unico fattore di rischio valutato è il VDT io darei ampia possibilità di lavorare oltre le ore indicate anche senza approfondimenti clinici ulteriori.
diverso ovviamente se ci fossero stati problemi di turni/trasferte/viaggi...darei coumnuque indicazione di non fare le serate al lavoro...come tanti buoni dipendenti di banca che lavorano sulle Borse estere !!!
domanda: per lo stress ti sei basato su qualche valutazione rischio o agito per buon senso medico ??
non ho usato test clinici, ma mi sono basato sulla conoscenza dell'ambiente di lavoro. Nel caso specifico, penso che porrò limitazioni al solo lavoro notturno e durante il week end, anche per il rischio che in caso di malore non ci siano colleghi ad aiutarlo.
Come giustamente detto, appare sensato porre una limitazione al lavoro notturno ed in isolamento.
"Felicius curari a medico popularem gentem quam nobiles et principes viros."
Personalmente concordo con il collega Nacci. Mi chiedo (e ti chiedo, ovviamente) una cosa: quel'e' stata la patologia -se e' nota- che ha determinato l'IMA a 23 anni? Una spiccata piastrinosi/altra emopatia?
"L’oro non è tutto. Ci sono anche i diamanti". (Paperon De’ Paperoni)
Purtroppo il lavoratore è straniero e l'unico documento medico che ho è un certificato del suo medico curante in Germania che parla appunto di pregresso infarto miocardico per il quale esegue terapia farmacologica, ma non ne descrive le cause. Come ho già scritto, la mia preoccupazione è sulla possibilità che lavori da solo, cosa che accadrebbe se andasse a lavorare di sabato e se è vero che il rischio di malore improvviso può interessare chiunque, è anche vero che nel caso specifico, l'anamnesi patologica remota depone per un maggior rischio. Almeno questa è stata la mia considerazione.
E una valutazione cardiologica da un tuo cardiologo di fiducia?
In effetti se la documentazione sanitaria non ti e' chiara io chiederei una consulenza cardiologica. E poi deciderei sulla base di quello che il cardiologo rileva: potrebbe finire che le limitazioni non sono necessarie.
"L’oro non è tutto. Ci sono anche i diamanti". (Paperon De’ Paperoni)
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