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Le MP in edilizia: l'esperienza della U.O.O.M.L degli OORR di Bergamo - Settembre 2003

Le MP in edilizia: l'esperienza della U.O.O.M.L degli OORR di Bergamo

Risultati preliminari di una indagine sanitaria su 1485 lavoratori del comparto edile della Provincia di Bergamo.

G. Mosconi, D. Borleri, L. Belotti, P. Leghissa
UOOML - Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Bergamo

Nella letteratura internazionale sono pochissimi gli articoli sulle malattie da lavoro e sulla loro prevenzione nel comparto delle costruzioni. Eppure, anche i più recenti dati INAIL confermano che questo comparto non solo ha il primato delle morti per infortunio ma anche per il numero delle malattie professionali riconosciute.

Scopo del presente lavoro è quello di riferire i risultati di uno studio promosso dal Comitato Paritetico degli Edili della provincia di Bergamo e realizzato dalla UOOML dell'Azienda Ospedaliera OORR di Bergamo finalizzato alla stima della prevalenza della patologia professionale nel comparto edile.

La ricerca iniziata nel 1996 e tuttora in corso ha coinvolto 1485 lavoratori di 150 imprese edili della provincia di Bergamo.

Tutti i lavoratori sono stati sottoposti ad accertamenti previsti da un protocollo di sorveglianza sanitaria proposto dalla Regione Lombardia per i lavoratori del settore e validato proprio nel corso dello studio.


Materiali e Metodi

Nel corso di una indagine sanitaria iniziata nel 1996 e tuttora in corso promossa dal Comitato Paritetico degli Edili e realizzata dalla UOOML di Bergamo finalizzata alla stima della prevalenza della patologia professionale nel comparto edile sono stati sottoposti ad accertamenti sanitari 1485 lavoratori di 150 imprese edili, media dipendenti per impresa 9,9 (1-127).

Il campione ha una età media di 36,5 anni (range 15-67) ed una anzianità lavorativa media di 18,8 anni (range 1-50); esso è composto da 178 capi cantiere e impiegati tecnici, 834 operai specializzati (657 muratori e 177 carpentieri), 263 operai comuni (manovali, apprendisti), 165 autisti e gruisti, 45 impiegati amministrativi. Il protocollo sanitario, messo a punto dagli operatori della UOOML di Bergamo (5) e poi utilizzato come base per la definizione delle "Linee Guida per la Sorveglianza Sanitaria in edilizia" della Regione Lombardia (9), prevede quanto segue:

  • Visita medica e compilazione della cartella sanitaria e di rischio. Quella da noi elaborata è completa di questionari mirati alla valutazione dei principali rischi professionali.
  • Accertamenti integrativi:
    • Esami ematochimici: emocromo con formula, transaminasi, gamma-GT, creatinina, glicemia, ed esame completo urine (consigliati).
    • Radiografia del torace per le prime visite di lavoratori con precedenti esposizioni a rischio pneumoconiotico (amianto, silice cristallina, fumi di saldatura) o in assunzione per chi dovrà svolgere attività a rischio (lavorazione lapidei, saldatori, piastrellisti, sabbiatura pietre ...) se non già effettuato. Tale scelta trova una sua giustificazione sia nella mancanza di un rischio specifico di esposizione a polveri sclerogene in cantiere (non è attualmente riconosciuto dall'INAIL un obbligo assicurativo per le imprese edili) per la maggior parte delle figure professionali considerate sia nel rispetto di quanto riportato nella Legge 230/95 ove viene contemplata una riduzione del rischio a radiazioni ionizzanti nella popolazione generale laddove non fosse giudicato necessario.
    • ECG (consigliato).
    • PFR possibilmente complete di DLCO.
    • Audiometria.
    • Esame della funzionalità visiva con tavole optometrie. Con ortoanalizzatore e studio dei tempi di reazione per autisti e gruisti.
    • Raccolta anamnestica per la ricerca di segni e sintomi di patologia da strumenti vibranti e un esame polsooscillografico o termografico o esami strumentali alternativi, con cold test per chi ne fa un uso intenso di strumenti vibranti. Nella nostra cartella è riportato un modello di questionario.
    • Raccolta anamnestica per la ricerca di segni e sintomi di patologia muscolo scheletrica. Nella nostra cartella è riportato un modello di questionario sintomatologico specifico (epm semplificato) per il rachide e gli arti superiori.

I casi positivi allo screening sono stati sottoposti ad accertamenti sanitari integrativi: 173 visite specialistiche (fisiatriche, neurologiche, cardiologiche ...) e a 323 accertamenti strumentali integrativi (impedenzometrie, polsoscillografie, TAC, EMG, prove da sforzo...).


Sintesi dei risultati

L'indagine audiologica prevedeva l'esecuzione di un esame audiometrico effettuato rispettando i criteri stabiliti dal D.Lgs. 277/91, un esame otoscopico e la compilazione di un questionario anamnestico mirato e, se necessario, un esame impedenziometrico. I risultati documentano che circa il 50% degli indagati presenta un deficit da rumore. Per 139, pari a circa l'11% del campione, si è proceduto alla segnalazione di malattia professionale. Come criterio per le segnalazioni è stato utilizzato il metodo proposto da Marello e collaboratori.

Risulta inoltre che il 57,7% (857) fa uso, anche se non sempre assiduo, di otoprotettori: il 90% circa utilizza cuffie e il restante 10% inserti, e li usano mediamente da 6 anni.

Il 49.3% (628) non ha mai utilizzato otoprotettori.

Gli esiti degli accertamenti mirati alla valutazione della patologia e della funzione respiratoria (Rx torace, prove di funzionalità respiratoria, questionario CECA) hanno evidenziato:

  • due interstiziopatie in lavoratori che alla anamnesi dichiaravano di aver svolto in passato attività di levigatura in laboratori per la lavorazione di lapidei e di avere svolto numerosi lavori di demolizione con importante esposizione a polveri miste nelle attività di cantiere;
  • 72 lavoratori con deficit della funzione respiratoria di tipo prevalentemente ostruttivo, inquadrabili con bronchiti croniche, in soggetti fumatori nell'81% dei casi. In nessun caso il deficit era rilevante o tale da rappresentare una controindicazione allo svolgimento della attività lavorativa.

L'indagine dermatologica ha evidenziato 14 casi di DAC di cui 8 professionali: 5 già noti prima della nostra visita, 3 diagnosticati nel corso degli accertamenti programmati e pertanto segnalati come malattie professionali all'INAIL e all'ASL. Il numero ridotto di DAC segue la tendenza di una riduzione della incidenza di questa malattia evidenziata da colleghi che hanno svolto recentemente indagini analoghe alla nostra. È probabile che le ragioni risiedano sia in un minor contatto con il cemento bagnato determinato dalla meccanizzazione del trasporto della malta in molte fasi di lavoro, sia ad un utilizzo più assiduo dei guanti. Cinquantasei sono risultate invece le dermatiti irritative da esposizione ad agenti chimici, ma soprattutto da azione traumatico reiterata di attrezzi, materiali e dalle condizioni climatiche (freddo, umidità). Tali patologie sono spesso di scarsa rilevanza clinica e non rappresentano quasi mai un problema di limitazione al lavoro. Di notevole rilevanza clinica e sociale è il riscontro di due casi di epitelioma cutaneo in due lavoratori addetti, uno a operazioni di impermeabilizzazione con guaine bituminose e uno con precedenti anamnestici di asfaltatore. La IARC riconosce un rischio specifico per gli addetti alla impermeabilizzazione di tetti per l'azione combinata dei raggi UV e dei policiclici aromatici liberati durante la posa delle guaine bituminose. In entrambe i casi abbiamo proceduto alla segnalazione di malattia professionale. L'esame polsooscillografico con cold test ha documentato, in 7 lavoratori positivi al questionario anamnestico, una angioneurosi da strumenti vibranti. Se rapportato alla popolazione che utilizza gli strumenti vibranti in cantiere con una certa continuità (molto difficile è quantificare il reale utilizzo), è probabile una sottostimata della prevalenza. Pochissimi sono lavoratori che utilizzano guanti imbottiti.

Numerosi sono i casi di patologia cronico degenerativa a carico della colonna (23 i casi di sospetta ernia discale, 31 quelli con diagnosi certa, 21 quelli sottoposti ad intervento per riduzione) o delle articolazioni degli arti. Per questi lavoratori sono state prescritte limitazioni (descrtitte nel dettaglio nel successivo paragrafo) per attività che comportano sforzi fisici con sovraccarico della colonna o degli arti. In 12 casi la patologia era di entità tale che ha richiesto un giudizio di non idoneità assoluta allo svolgimento di lavori in cantiere. L'elaborazione dei questionari specifici ha inoltre documentato 337 lombalgie acute, tali da richiedere una inabilità totale al lavoro per almeno 3 giorni. Nell'ultimo anno, 507 lavoratori hanno riferito almeno un episodio di lombalgia acuta, che ha richiesto, in molti casi, il ricorso a terapia o l'astensione dal lavoro. 225 lavoratori hanno riferito negli ultimi 12 mesi antecedenti la visita dolore continuo o ad episodi (almeno 2 della durata di 1 settimana) alle articolazioni. Novantatre lavoratori sono stati inoltre sottoposti a visita fisiatrica per valutare la capacità funzionale residua ai fini del giudizio di idoneità al lavoro.

Meritevole di segnalazione è il riscontro della mancanza di una copertura vaccinale contro il tetano nel 46% della popolazione pur essendo questa una categoria di lavoratori ad elevato rischio e soggetta all'obbligo di vaccinazione.


Si riassumono in questa sintetica tabella i risultati delle malattie professionali segnalate.

Malattia professionale N° di casi segnalati
Ipoacusia da rumore 139
DAC 3 (+5)
Angioneurosi da strumenti vibranti 7
Osteoartropatie 3
Tunnel carpale 1
Pneumoconiosi 2
BPCO 2
Neoplasie della cute (epitelioma) 2

Alcune brevi considerazioni conclusive ed elementi di discussione

L'indagine sanitaria ha evidenziato:

  • una elevata prevalenza di malattie da lavoro ed in particolare le sordità da rumore che colpiscono indifferentemente tutti i lavoratori del cantiere;
  • un discreto il numero di casi di angioneurosi negli utilizzatori da strumenti vibranti, che colpiscono in modo prevalente i manovali;
  • un insufficiente uso dei DPI;
  • che la patologia cronico degenerativa a carico del rachide, arti superiori e inferiori oltre a rappresentare una delle patologie più invalidanti, è la principale causa dei giudizi di non idoneità lavorativa e delle idoneità con limitazioni. La popolazione più colpita è quella con maggior età anzianità lavorativa. Non è facile stabilire il rapporto causale o concausale con il lavoro, soprattutto ai fini assicurativi, ma è chiaro che lo sforzo fisico, la postura incongrua di molte attività e compiti svolti regolarmente nei cantieri edili e i movimenti ripetitivi, l'uso di strumenti vibrabti e l'esposizione a scuotimenti possono giocare un ruolo nel determinismo della patologia.
  • un segnale di allarme viene dalla segnalazione delle due neoplasie cutanee che deve indurre all'immediata adozione di provvedimenti preventivi efficaci, in conformità con quanto riferito nel titolo VII del D.Lgs. 626/94, per gli addetti a lavori di impermeabilizzazione con guaine bituminose e che pone drammaticamente in evidenza il problema della esposizione a cancerogeni (policiclici aromatici contenuta nel catrame e raggi ultravioletti delle radiazione solari);
  • la quasi totalità del campione addetto a lavori manuali presenta lesioni cutanee ascrivibili all'uso di utensili o al contatto con materiali irritanti;
  • inferiori alle aspettative le dermatite allergiche da contatto e la patologia respiratoria. Mentre nel primo caso, come già riferito, le cause possono essere ricondotte ad un minor contatto con gli agenti causali e a un uso più assiduo dei guanti, è verosimile che per la patologia respiratoria il risultato sia attribuibile all'effetto del "lavoratore sano" (a parziale conferma del dato sta l'esiguo numero dei soggetti asmatici: 6/1058). La "selezione naturale" è verosimilmente responsabile anche della scarsa prevalenza di malattie cardiovascolari (non riferite nel lavoro: 5 casi di cui 3 coronaropatie, 1 fibrillazione atriale e 1 aneurisma aortico). In conclusione possiamo affermare che i risultati ottenuti dimostrano che il comparto edile è uno dei più a rischio per la salute degli addetti, che è necessario uno sforzo da parte di tutti per approfondire la conoscenza dei rischi professionali, attualmente carente, che la sorveglianza sanitaria dei lavoratori è indispensabile non solo ai fini diagnostici, assicurativi e per esprimere un giudizio di idoneità alla mansione, ma è di estrema utilità, forse più che in altri settori, nella prevenzione in quanto le malattie da lavoro, individuate in fase preclinica, sono "eventi sentinella" di una situazione a rischio o di una scarsa efficacia dei sistemi di prevenzione in un comparto, che come abbiamo già detto, è difficile una stima dei rischi;
  • per quanto riguarda il rischio biologico, riteniamo interessante ricordare che il 46% dei lavoratori non era protetto contro il tetano.
  • Dr. D. Borleri, UOOML - Azienda Ospedaliera "Ospedali Riuniti di Bergamo"
  • Dr. L. Belotti, UOOML - Azienda Ospedaliera "Ospedali Riuniti di Bergamo"
  • Dr. P. Leghissa, UOOML - Azienda Ospedaliera "Ospedali Riuniti di Bergamo"
  • Dr. Giovanni Mosconi, Medico del Lavoro - Unità Operativa Ospedaliera Medicina del Lavoro - Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo

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