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Fattori di rischio occupazionale per la riproduzione - Ottobre 2001

Fattori di rischio occupazionale per la riproduzione

La gravidanza deve ritenersi situazione biologica del tutto fisiologica, anche se l'estrema complessità dei suoi fenomeni evolutivi può presentare frequentemente aspetti di patologia.

Da molti anni sono stati individuati fattori di rischio per la riproduzione, legati a cause endogene ed esogene.

Queste agiscono:

  1. prima del concepimento, determinando infertilità per alterazioni della gametogenesi e della liberazione e trasporto dei gameti;
  2. durante il periodo gravidico propriamente detto. Le anomalie della fecondazione, dell'impianto uterino, dei complessi fenomeni dell'organogenesi e degli scambi metabolici materno-fetali possono determinare gravidanze extrauterine, aborti spontanei, prematurità, natimortalità, difetti congeniti;
  3. dopo la gravidanza. Sono possibili comparsa o aggravamenti di patologie materne, aumento della mortalità infantile, incremento di neoplasie infantili.

Tutti questi eventi riconoscono fra i fattori di rischio esogeno gli stessi che caratterizzano gli ambienti di vita e di lavoro, e che acquistano maggior valenza perchè interferiscono con fenomeni biologici in rapida evoluzione, con aspetti di instabilità, di labile compenso, di possibile imprevedibilità.

Per queste motivazioni il periodo gravidico nella donna rappresenta il più chiaro esempio di condizione di ipersuscettibilità individuale ai rischi chimici, fisici e biologici, sia ambientali che occupazionali.


Esaminando i dati della letteratura degli ultimi decenni sugli inquinanti presenti nell'ambiente di lavoro e sui loro effetti sulla riproduzione, consideriamo brevemente vari parametri di effetto, quali l'infertilità di coppia, l'aborto spontaneo, la prematurità, i difetti alla nascita, la contaminazione del latte materno, i tumori infantili.

  1. Metalli. Il piombo è ritenuto responsabile sia di infertilità sia di contaminazione del latte materno, così come il mercurio inorganico; il metil-mercurio provoca difetti alla nascita; cadmio e manganese determinano anch'essi infertilità di coppia ed effetti tossici.
  2. Idrocarburi alogenati. Vanno segnalati l'infertilità conseguente al dibromocloropropano e il parto prematuro, i difetti alla nascita e la contaminazione del latte materno da bifenili policlorurati.
  3. Solventi. Il solfuro di carbonio presenta azione tossica sulla donna, mentre benzene ed omologhi sono descritti come contaminanti del latte materno.
  4. Agenti sterilizzanti. L'ossido di etilene provoca aborti spontanei.
  5. Agenti citostatici. Gli antagonisti dei folati e gli agenti alchilanti danno aborto spontaneo, ed i secondi anche difetti alla nascita.
  6. Radiazioni ionizzanti. Sono responsabili di infertilità di coppia, di parto prematuro, di difetti alla nascita e di tumori infantili.
  7. Estrogeni di sintesi. I contraccettivi orali possono dare alcuni effetti patologici sulla donna e contaminazione del latte materno.
  8. Gas anestetici. Gli alogenati danno dubbia infertilità di coppia e certa contaminazione del latte materno. Il protossido di azoto è sospetto per l'aborto spontaneo.
  9. Pesticidi. Gli organofosforici provocano infertilità di coppia e contaminazione del latte materno; quest'ultimo effetto è stato attribuito anche agli organo-clorurati.
  10. Agenti fisici. Sia il rumore che il calore determinerebbero infertilità di coppia.
  11. Stress. Favorirebbe il parto prematuro.
  12. Fumo. Favorisce il parto prematuro, ed è responsabile di deficit ponderale nel neonato.
  13. Sforzi fisici. Presenterebbero scarsa influenza sui parametri considerati.
  14. Turnazioni. Favorirebbero l'aborto spontaneo e il parto prematuro.

La Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale nel 1996 ha formulato una classificazione delle sostanze chimiche agenti sulla salute riproduttiva, e le ha suddivise in 5 categorie sulla base del danno alla fertilità e delle potenziali alterazioni dello sviluppo degli esseri umani. Una analoga classificazione è stata formulata dalla CE (Direttiva 83/467).

Alcuni Autori hanno cercato associazioni statisticamente positive tra aborti spontanei e lavorazioni, ricavando dati che lasciano alquanto perplessi: l'aborto spontaneo sarebbe risultato associato alle attività di bibliotecaria e archivista, insegnante, infermiera di sala operatoria, tecnico di radiologia magazziniere, commerciante, operaio meccanico e elettronico; la natimortalità sarebbe associabile statisticamente alle attività di sportive e ballerine, commercianti, alimentariste, contadine, operaie tessili e del cuoio (fonte: Mc Donald et al 1988).

Non possiamo peraltro disconoscere maggiori suscettibilità ai rischi professionali dell'organismo materno in gravidanza, legate ai seguenti fenomeni, che si presentano fisiologicamente:

  • anemia e leucocitosi a carico dei sistema emopoietico;
  • deficit dei dati spirometrici e la suscettibilità ai broncoirritanti aspecifici per l'apparato respiraratorio;
  • iperemesi e rallentamento dello svuotamento gastrico per l'apparato gastroenterico;
  • posture obbligate e sforzi fisici per l'apparato osteomioarticolare e cardiocircolatorio;
  • iperalgesia, riduzione dei tempi di reazione e labilità emotiva per il sistema nervoso.

Questa la sintesi dei dati.

Giustificano le disposizioni legislative che il datore di lavoro e il medimedico competente debbono osservare? Al momento attuale delle conoscenze non si può che fornire una risposta positiva, ispirandosi a criteri di particolare cautela in una condizione che, pur fisiologica, presenta aspetti complessi, labili e facilmente influenzabili.

Si riporta l'elenco dei lavori faticosi, pericolosi ed insalubri vietati in gravidanza ai sensi delle norme vigenti (Legge 1204/1971; DPR 1026/1976; D.Lgs. 645/1996; D.Lgs. 241/2000):

  • Sollevamento e trasporto pesi.
  • Lavori che obbligano alla stazione eretta per più della metà dell'orario di lavoro.
  • Lavori con rischio di cadute.
  • Lavori che espongono a sostanze tossiche, sostanze infettanti, inquinanti fisici.
  • Lavori che espongono ad intense vibrazioni.
  • Lavori svolti durante la notte.
  • Lavori di assistenza e cura di infermi (reparti di malattie infettive e malattie nervose e mentali).
  • Lavori allegati nella tabella allegata al DPR 303/1956, con l'obbligo di sorveglianza sanitaria.
  • Lavori che espongono ad agenti chimici particolari, quali quelli etichettati con le frasi di rischio R40, R45, R46, R47, R49, R61, R62, R63, R64, ai sensi della Direttiva CE sulle etichettature.
  • Prof. Franco Ottenga, Direttore Scuola di Specializzazione in Mdl - Università di Pisa

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