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Il fenomeno infortunistico e tecnopatico nei lavoratori stranieri - Dicembre 2007

Il fenomeno infortunistico e tecnopatico nei lavoratori stranieri

L'immigrato è sempre lo stesso nel corso della storia.
Cambia solo la lingua, la religione e il colore della pelle.
Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

Una analisi dei problemi di salute e sicurezza sul lavoro dei lavoratori immigrati deve partire dai dati che ne descrivono le condizioni di vita, così come sono desumibili dai dati INAIL, INPS e dalle elaborazioni del Dossier Statistico 2007 sull'immigrazione della Caritas.

Premettendo che la distinzione tra immigrati regolari e irregolari non è molto utile per la nostra analisi cercheremo di elencare alcuni punti che ci sembrano significativi, senza pretesa di essere esaustivi.
Due immigrati su tre fra quelli attualmente regolari hanno ottenuto il permesso di soggiorno dopo un periodo di irregolarità.

Numerosi indici ci dicono che è in atto un processo di stabilizzazione della presenza dei cittadini immigrati in Italia, in particolare il fatto che la maggioranza dei permessi di soggiorno sono a carattere stabile.

Nonostante le politiche restrittive il numero di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia ha raggiunto al 31.12.2006 la cifra di 3.690.000 di cui 665.626 minori (con un aumento di circa 80.000 unità rispetto all'anno precedente)[1] con una incidenza sulla popolazione totale del 6,2%.

I minori non italiani iscritti a scuola sono, nell'anno 2005-2006, 424.683, pari al 4,8% del totale (erano il 4,2% l'anno precedente).

I matrimoni misti, che sono stati 8.600 nel 1992, hanno raggiunto i 19.000 nel 2003.

Il reddito medio familiare degli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia (indagine Euriskos 2006) è pari a 1.179 €; il 18% è proprietario di casa, il 16% è intestatario di mutuo; il 59% è intestatario di conto corrente bancario.

Passiamo ad elencare quei tratti caratteristici della presenza degli immigrati in Italia che assumono importanza nella corretta comprensione dei dati relativi agli infortuni e malattie professionali.

  1. composizione molto variegata di gruppi nazionali;
  2. peso crescente nel mercato lavorativo;
  3. maggiore sbocco tra le piccole e medie imprese rispetto a quelle con oltre 50 dipendenti (98% per i lavoratori extracomunitari contro il 91% per i lavoratori italiani);
  4. età media inferiore a quella dei lavoratori italiani e questo dato è confermato stabilmente dai dati annuali sulle assunzioni;
  5. grande disponibilità allo spostamento geografico. Fra i lavoratori immigrati la disponibilità allo spostamento da un comune all'altro è 3 volte più alta rispetto agli italiani;
  6. l'immigrato arriva generalmente nel nostro Paese con un patrimonio di salute pressoché integro.

Si consideri che proprio la forza lavoro, su cui questi gioca la possibilità di successo del proprio progetto migratorio, è indissolubilmente legata all'integrità fisica. Si tratta di quello che la letteratura definisce "effetto migrante sano" che fa riferimento alla autoselezione che precede l'emigrazione operata nel paese di origine.

Studi dell'I.S.S. dimostrano che: "i dati disponibili sullo stato di salute degli immigrati, anche se non sono del tutto completi (a causa dell'assenza di un sistema di sorveglianza) confermano l'effetto migrante sano e cioè una autoselezione per cui decide di partire chi è in buone condizioni fisiche. Allo stesso tempo evidenziano la tendenza degli immigrati a sviluppare nel paese ospite malattie legate a condizioni di vita precarie che possono aggravarsi per la scarsa copertura sanitaria di cui gli stranieri beneficiano".

Le analisi più recenti stanno delineando alcuni sviluppi dell'effetto migrante sano. Si registra, infatti, una attenuazione della portata di questo fattore, in concomitanza con il superamento della fase di immigrazione "di avanguardia". I ricongiungimenti familiari (persone che vengono a seguito di progetti già percorsi da altri), le persone costrette a fuggire dal proprio paese (profughi e rifugiati), l'immigrazione clandestina ed i fenomeni di precarizzazione in corso stanno mutando lo scenario migratorio di pari passo con la stabilizzazione degli immigrati di prima generazione che si manifesta con il progressivo innalzamento dell'età media.

Nel 2001 fu presentato un Rapporto[2] che per la prima volta ha fornito uno studio su base nazionale dell'attività di ricovero ospedaliero riferito ai cittadini non-italiani basato sulla banca dati delle SDO (schede di dimissione ospedaliera). L'analisi fu effettuata sui dati del 1998 ed in quell'anno i cittadini non-italiani presentavano un tasso di circa 20 ricoveri per 1000 ricoveri (sia in regime ordinario che in day hospital). Se si prende in considerazione solo gli immigrati non provenienti dall'Unione Europea il tasso scende a 16,7 ricoveri ogni 1000 ricoveri.

Le principali cause di ricovero ordinario degli stranieri sono connesse alla gravidanza ed al parto (22,5% dei ricoveri) ed ai traumatismi e fratture di varia natura (9,3% di tutti i ricoveri).

Per gli stranieri residenti, tra le prime sei maggiori cause di ricovero, cinque sono connesse alla gravidanza ed al parto. I traumatismi intracranici costituiscono la settima causa di ricovero, mentre tra gli italiani sono la sedicesima causa.

Tra gli stranieri non-residenti, invece, tra le prime sei maggiori cause di ricovero si riscontrano al secondo posto i traumatismi intracranici, che incidono in misura rilevante 4% contro l'1,2% di valore nazionale, al terzo posto i traumatismi superficiali e le contusioni (2,7%). In entrambi i gruppi le malattie cronico-degenerative sono scarsamente rappresentate.

Questi dati nazionali sono confermati anche dalle indagini effettuate in singole realtà locali.

L'Agenzia di Sanità pubblica del Lazio pubblica il Rapporto sulla assistenza ospedaliera ai cittadini stranieri nella regione basato sui dati delle SDO che conferma il minor tasso di ospedalizzazione e i dati sulle cause: complicanze della gravidanza e del parto al primo posto dei ricoveri contro il 5° della popolazione regionale, al secondo posto i traumatismi/avvelenamenti che sono solo al 7° posto fra gli italiani con un valore percentuale pari al 23% per gli uomini (35% nella classe 18-29 anni) con differenze nazionali.

Bertazzi e coll. nel loro recente studio "Ricorso ai servizi ospedalieri della popolazione immigrata di Cesena - Conferenza Profea ottobre 2006" evidenziano negli uomini stranieri di età media compresa tra 18 e 49 anni tassi di ricovero lievemente inferiori rispetto agli italiani (58 contro 62 ricoveri medi annui/1000) e che le cause prevalenti di ricovero sono i traumatismi ed avvelenamenti (13 contro 8), le malattie osteoarticolari (5 contro 8). I dati di accesso ai Pronto Soccorso evidenziano una frequenza maggiore fra gli immigrati (440 contro 248 medi annui/1000) indicando fra le cause prevalenti gli infortuni lavorativi (105 contro 50) ed i traumi accidentali (48 contro 48). Sulla base di questi dati i ricercatori concludono per una relazione fra lavoro precario e rischio infortunistico.

Molto significativi sono, poi, i dati dell'attività dell'Associazione Sokos di Bologna che si rivolge a persone che non utilizzano i servizi sanitari pubblici (il 95% dei loro pazienti è composto da persone immigrate senza permesso di soggiorno). Le patologie riscontrate in occasione delle visite riguardano in ordine di frequenza:

  • apparato muscolo-scheletrico;

  • apparato respiratorio;

  • apparato digerente;

  • sistema nervoso;

  • patologie della cute.

Alcune di queste patologie sono poste in connessione con le condizioni di vita dei soggetti quali il lavoro pesante o le condizioni abitative. Una parte delle visite effettuate riguardava il problema dell'ansia per la salute in quanto l'efficienza fisica e il benessere del corpo rappresentano uno dei principali fattori di garanzia per l'immigrato.


I dati sull'occupazione

I dati INAIL evidenziano che nel 2005 il 10.1% degli occupati è costituito da cittadini extracomunitari.

Gli assunti netti, quelli cioè che hanno iniziato almeno un rapporto di lavoro nell'anno 2005 sono stati 4.557.871 di cui 858.248 nati all'estero (pari al 18.8%).

I nuovi assunti nel 2005 sono stati 907.455: il 76,6% italiani, il 19,0% extracomunitari, il 3,1% neocomunitari.

Nel 2006 risultano assicurati all'INAIL oltre 2 milioni di lavoratori extracomunitari, 3,5% in più rispetto all'anno precedente.

Lavoratori extracomunitari assicurati all'INAIL anni 2002-2006 (dati DNA denuncia nominativa assicurati
Lavoratori extracomunitari assicurati all'INAIL anni 2002-2006 (dati DNA denuncia nominativa assicurati

Il Nord Italia raccoglie il 51,7% degli occupati (il 19,8% nella sola Lombardia); il Centro Italia il 21,7% (nel Lazio l'11%); il Sud il 16,4% e le isole il 7,4%.

Nei singoli settori troviamo che gli stranieri sono così occupati:

  • agricoltura e pesca 93.213, pari al 21,6% del totale degli occupati nel settore;

  • industria 665.902, pari al 11,0% del totale degli occupati nel settore; con punte del 17,5% nelle costruzioni, del 13% nel tessile e nella concia, del 13,9% nel legno, del 12,8% nella metallurgia e del 10,8% nella gomma.

  • settore alberghiero e ristoranti 200.000 addetti nel 2005, circa la metà degli occupati del settore

  • servizi presso le famiglie il 65,5% degli occupati (in prevalenza donne) è straniero.

In agricoltura i rapporti di lavoro stagionali interessano soprattutto rumeni, albanesi, polacchi occupati per circa il 90% nelle regioni del Nord

Il 50% dei lavoratori proviene da paesi europei (con in testa Romania e Albania), il 23% da paesi africani, il 14,5% dall'Asia.
Le donne si attestano al 41,6%; tra i lavoratori africani ed asiatici i lavoratori maschi sono oltre il 65%, anche se dalle Filippine viene un gran numero di lavoratrici addette ai servizi presso le famiglie.
In quest'ultimo settore il 65,5% degli occupati è straniero.

I dati INAIL che permettono di individuare il numero degli assunti e di quelli assunti per la prima volta indicano che una delle caratteristiche è la elevata mobilità.
Questo dato può essere verificato anche a livello delle singole aziende.
Ad esempio dati FIOM relativi alle fonderie di seconda fusione, comparto dove i rischi ambientali sono importanti, presentano un turn over vicino al 15%: tra 10 anni nessuno dei lavoratori presenti oggi lavorerà ancora in queste fabbriche

L'impiego di mano d'opera immigrata è, come abbiamo visto, un dato in crescita, sul quale agiscono due fenomeni convergenti: i vuoti aperti nel tessuto produttivo, soprattutto in alcuni settori, dalla carenza di mano d'opera locale[3] e il contemporaneo aumento della domanda di impiego da parte degli immigrati.
È caratteristico il passaggio da lavori pesanti ad altri più leggeri (ad esempio dalla metalmeccanica al commercio) e successivamente al lavoro autonomo.
Nel 2005 sono 1818.773 le imprese individuali a titolarità non comunitaria di cui circa l'80% si concentra nei settori del commercio (42,3%), costruzioni (26,8%) e attività manifatturiere (11,7%).

Sono 32.000 i titolari di imprese edili provenienti da Paesi extra UE, pari al 6,7% del totale degli imprenditori del settore.
Le modificazioni del lavoro immigrato che tende a spostarsi verso i servizi anche attraverso iniziative imprenditoriali ma anche verso il lavoro primario per colmare le carenze locali (operatori sanitari ad es.) devono essere ben presenti quando si analizza il trend temporale degli infortuni e delle malattie professionali.

I saldi sono quasi ovunque positivi, in particolare sia per i lavoratori provenienti dai paesi europei extra comunitari che per gli asiatici e gli americani, mentre per i nord africani il saldo è negativo.
In generale la dinamica delle assunzioni degli stranieri segue quella degli italiani.

Resta fuori dalla possibilità di avere dati attendibili il lavoro nero, che rappresenta una piaga messa in evidenza da articoli di stampa, da programmi televisivi e recentemente da una vasta e dettagliata inchiesta nelle realtà agricole del Sud dell'Associazione Médecins sans Frontières.
Ultimo problema di carattere generale è quello del collocamento. Secondo il "Rapporto sull'immigrazione" dell'IRES-CGIL, il ricorso a canali informali avviene nel 77% dei casi; infatti il 34% degli intervistati ha trovato il lavoro attraverso amici e conoscenti immigrati, il 32% presentandosi direttamente al datore di lavoro, l'11% attraverso amici o conoscenti italiani, il 16% è stato assunto attraverso un'agenzia per l'impiego o il collocamento o al termine di un percorso di formazione ed infine il 7% circa ha trovato lavoro tramite il sindacato o un'associazione di volontariato. Tali dati sono confermati da quelli emersi nell'indagine svolta dalla Fondazione Andolfi/CNEL del 2001. Il Rapporto 2002 NIDIL-CGIL indica nel 20% le missioni svolte dagli immigrati.

Infortuni

Il primo studio sul rischio infortunistico degli immigrati in Italia viene svolto nel 2001 sui dati del 1999.
Lo studio dimostra che, a livello nazionale, i lavoratori "nati all'estero" hanno inciso per circa il 6% sul totale dei casi indennizzati per il totale dei lavoratori, con una presenza nel rischio infortunistico percentualmente più alta rispetto a quella che gli stessi hanno nella forza lavoro (che ricordiamo nel 1999 era stimata al 3,5%).
Altro elemento degno di attenzione è che gli infortuni dei lavoratori "nati all'estero" si caratterizzano per essere tutelati con frequenza maggiore da indennizzi temporanei ed invece con minore frequenza di indennizzi permanenti.

Questo dato, meritevole di ulteriori approfondimenti, permette di ipotizzare che, oltre agli infortuni di lieve entità, anche quelli più gravi tendono a non essere denunciati dal lavoratore ed a questo riguardo significativi sono i dati che abbiamo riportato sui ricoveri ospedalieri.
I dati evidenziano una profonda differenziazione regionale negli indennizzi permanenti. Gli indennizzi permanenti raggiungono il 5% in alcune regioni mentre in tre regioni: Veneto, Emilia Romagna e Basilicata si attestano ad una percentuale del 2%, percentuale che scende all'1% in Puglia. Questo dato rafforza l'analisi sulla mancata denuncia che abbiamo enunciato nelle righe precedenti.
Nel 2003 sono stati 105.000 gli infortuni occorsi a lavoratori extracomunitari di cui 147 mortali; il tasso di incidenza infortunistica[4] relativo agli immigrati è risultato più elevato rispetto a quello nazionale: 55,6 contro 43,20 per 1000 occupati.
I dati del 2004[5] conducono per gli immigrati ad un tasso di incidenza di 65 infortuni denunciati su 1000 assicurati INAIL, contro una media di poco superiore a 40 per il complesso degli occupati. La differenziazione diviene ancora più netta in relazione alla composizione per sesso in fatti nello stesso anno l'incidenza degli uomini è doppia rispetto a quella delle donne mentre per gli
Altra caratteristica importante è data dalla giovane età dei lavoratori immigrati, per entrambi i sessi la quota di infortunati con meno di 35 anni supera il 50% del totale contro una media nazionale del 40%.
Nel 2006 le denuncie presentate dai lavoratori extracomunitari[6] sono state circa 116.305 con un aumento del 3,7% rispetto all'anno precedente[7]. In lieve riduzione gli infortuni mortali che sono stati 141 contro i 150 dell'anno precedente. I dati relativi al primo semestre 2007 sembrano prospettare un aumento sia delle denuncie che dei casi mortali.

Infine, i dati presentati alla recente Conferenza di Torino del 21 giugno u.s. indicano che vi è una costante riduzione degli infortuni sia in agricoltura che nell'industria con un live aumento, invece, nei servizi, settore in cui, come rilevava la relazione introduttiva, vi è un costante aumento della presenza dei lavoratori immigrati.

Casi di infortunio occorsi a lavoratori extracomunitari per paese di nascita e sesso (2003-2005)

I dati nazionali, come anche quelli emersi dai diversi studi locali[8], indicano che gli infortuni che hanno colpito lavoratori extracomunitari si caratterizzano, come già evidenziato, per una gravità media inferiore rispetto al totale dei lavoratori[9]. A questo riguardo sono necessari approfondimenti ed analisi che permettano di comprendere quanto questa differenza sia legata alla maggiore precarietà (che comporta un ritorno al lavoro il più in fretta possibile dopo l'evento) ma che indaghino anche le reti informali delle comunità straniere, per poter comprendere meglio i percorsi di cura seguiti.

I dati sul diverso andamento infortunistico fra italiani ed immigrati sono dovuti al fatto che questi ultimi sono adibiti a mansioni classificate nella categoria delle "Tre D" (Dirty-Dangerous-Demanding Jobs), cioè i lavori più sporchi, più pericolosi e più faticosi, ma anche alla scarsa esperienza e alla inadeguata formazione professionale intesa come anche formazione alla salute e sicurezza-.

In questa fascia di lavoratori, d'altra parte, la prevenzione degli infortuni è ostacolata da fattori di diverso tipo: in primo luogo, la difficoltà dell'immigrato di percepire i rischi connessi a situazioni che sono, per lui, completamente nuove e quindi di difficile lettura, avendo ben presente che molto forte in questo ambito è la differenza fra etnie.
L'IIMS[10] ha comparato (sui dati INAIL 2001) i settori in cui gli infortuni dei nati all'estero hanno un peso maggiore e l'elenco dei settori a maggior rischio di infortunio, rilevando che, sia pure con differenze non trascurabili, esistevano somiglianze fra le due graduatorie, che presentano in ambedue i casi 5 su 8 settori lavorativi concordanti.
In Italia l'informazione è stata a lungo limitata da problemi metodologici e di qualità dei dati.
Per prima cosa, i sistemi informativi correnti individuano i soggetti solo attraverso il paese di nascita includendo in tal modo anche i cittadini italiani che sono nati all'estero, ma soprattutto l'acquisizione di una informazione corretta e completa è impedita dal fatto che in una percentuale elevata si tratta di lavoratori con contratti a termine o atipici ed è assai diffuso il lavoro irregolare.
Lo stesso Istituto Assicuratore segnala una sottonotifica degli eventi infortunistici, soprattutto di quelli lievi[11].
Le stime INAIL parlano per il 2006 di un numero di lavoratori in nero pari a circa 3,3 milioni di unità con una sottostima di circa 200.000 infortuni.
Ma sottonotifica non vuol dire solo infortuni avvenuti a lavoratori "in nero" ma ricomprende anche il grande tema degli infortuni non denunciati ed in questo ambito, sicuramente, si collocano più facilmente gli infortuni che determinano temporanee brevi o menomazioni che possono essere ascritte al comune vivere.
Questo elemento va letto insieme al dato che gli infortuni dei lavoratori "nati all'estero" si caratterizzano per essere tutelati con frequenza maggiore da indennizzi temporanei ed invece con minore frequenza da indennizzi permanenti; questo dato, meritevole di ulteriori approfondimenti, permette di ipotizzare che oltre agli infortuni di lieve entità, anche quelli più gravi tendono a non essere denunciati dal lavoratore e di questo possiamo trarre conferma indiretta dall'analisi dei dati relativi all'accesso degli immigrati alle cure ospedaliere dove si registra come seconda causa, dopo quella legata alla maternità e gravidanza, i traumatismi e le fratture.
È tra gli irregolari che si verifica un elevato numero di infortuni, che le condizioni di vita sono disumane e che gli effetti sulla salute sono particolarmente gravi.

Una indagine condotta dalla Fondazione Cariplo-Ismu fra l'altro evidenzia che:

  • l'inserimento di immigrati nell'area irregolare dipende in larga misura dal funzionamento di reti etniche, mediate da istituzioni facilitatici;

  • sono molte le differenze tra i soggetti che si inseriscono nell'area del sommerso, per i quali può trattarsi di un'occasione temporanea di guadagno, di una tappa temporanea in attesa di regolarizzazione, di una esperienza utile in attesa di avviare una propria attività o di un destino duraturo da cui non ci si riesce a liberare quando non addirittura di una trappola che fa perno sullo sfruttamento e sulla sopraffazione;

  • anche il lavoro sommerso è inserito in un processo evolutivo, come hanno dimostrato le regolarizzazioni che hanno permesso di accedere al lavoro regolare.

I dati che abbiamo finora riportato permettono di concludere che:

  • i lavoratori extracomunitari sono maggiormente concentrati nelle lavorazioni più rischiose;
  • nell'ambito delle lavorazioni più rischiose questi lavoratori vanno incontro ad un rischio di infortuni più alto rispetto a quello che colpisce la generalità dei lavoratori;
  • gli immigrati provenienti da alcune nazioni sono più esposti di altri al rischio infortunistico e questo in quanto sono maggiormente impiegati nelle lavorazioni più rischiose (in molti casi come ad esempio la concia, siamo in presenza di specificità nazionali) e questo punto andrebbe approfondito in rapporto al "rischio percepito";
  • è elevato nei lavoratori extracomunitari il rischio di infortuni mortali;
  • sono evidenziabili, infine, delle differenze per aree territoriali, sia per il numero che per la gravità degli infortuni e questo dato richiede un costante approfondimento e confronto con il dato sulla struttura produttiva delle singole aree.

Dopo aver delineato le caratteristiche del rischio infortunistico passiamo ad indicare gli elementi che sono assunti per spiegare il fenomeno, consapevoli, come ha dimostrato un recentissimo studio INAIL, che nessuno di essi da solo riesce a motivare il fenomeno;

  1. maggiore rischiosità dei lavori svolti;

  2. maggiore presenza nelle aziende di piccola e media dimensione dove l'attuazione della normativa vigente in tema di sicurezza è spesso trascurata ed i rischi lavorativi sono sottostimati;

  3. maggiore incidenza di fattori di rischio infortunistico legati all'organizzazione del lavoro ( orari prolungati, turni senza riposo ecc.);

  4. problemi di comprensione linguistica[12];

  5. differenze nella percezione del rischio con differenze notevoli fra etnie;

  6. condizioni di maggiore fragilità e di conseguente disponibilità ad accettare mansioni più umili e pericolose;

  7. situazioni di vita extralavorativa di maggiore precarietà che incidono sul benessere psico-fisico dell'individuo;

  8. difficile accesso al sistema di cura;

  9. difficoltà di formazione/informazione sulle misure di sicurezza.

  10. scarsa conoscenza dei diritti ed in particolare su quelli assicurativi[13];

  11. caratteristiche della rete nazionale cioè di quelle associazioni che hanno un ruolo sostitutivo nella fragilità delle reti sociali dell'immigrato. I connazionali integrati con successo in Italia, i mediatori culturali-linguistici[14] o i medici connazionali assumono spesso una funzione di tutela dei diritti mettendo a disposizione le loro risorse in termini di contatti e conoscenze.

I dati indicano che il problema centrale è quello della vulnerabilità e ricattabilità del lavoratore migrante.
Nei pochi casi in cui vi è stata una sistematizzazione dei dati rileviamo, ad esempio, che i ricorsi ex articolo 17 del D.Lgs 626 contro il giudizio del medico competente sono molto rari e quasi sempre si tratta di ricorsi contro il parere di inidoneità o di idoneità parziale.
Il lavoratore immigrato va informato e rassicurato circa il fatto che una idoneità con limitazioni non è automaticamente l'anticamera del licenziamento.
Ma ci dicono, anche, che il lavoratore immigrato tende a procrastinare il ricorso alla struttura sanitaria perché teme che questo possa mettere in crisi l'efficacia della sua prestazione lavorativa.
Ed ancora (vedi i dati dello sportello Mobbing della ASL di Bologna) che egli tollera livelli di molestie morali spesso impensabili per i lavoratori autoctoni.

E' indubbio che il progetto migratorio rende disponibile l'immigrato ad accettare condizioni, ritmi e carichi di lavoro intensi che aggravano le già pesanti condizioni lavorative e che, dunque, il tema della salute e sicurezza sia percepito come un fattore non immediatamente necessario rispetto ad altre variabili quali: lavoro, permesso di soggiorno, alloggio...

Su questo punto dobbiamo segnalare la variabile gruppo nazionale di appartenenza ed anche altre variabili quali il proprio percorso migratorio, la storia personale anche di tipo formativo nel paese di origine, gli anni di permanenza nel nostro paese ecc.
Occorre prevedere una modulazione della legge 68 rispetto ai lavoratori immigrati, una legge che deve prevedere la possibilità, come viene richiesto per la formazione delle 150 ore, di un modulo iniziale dedicato alla conoscenza o miglioramento della conoscenza della lingua italiana che appare elemento indispensabile per la costruzione di percorsi lavorativi non caratterizzati da alto dispendio energetico.
In caso di infortunio l'ulteriore tematica che emerge è quella dell'accesso alle cure, che certamente si iscrive all'interno del dato sulla difficoltà di accesso alle cure ed ai servizi sanitari, a causa delle barriere linguistiche, delle diversità culturali e dell'impreparazione dei professionisti e delle organizzazioni ad agire in modo competente in un contesto multietnico.
Tutte le indagini evidenziano un basso livello di health literacy.
Rispetto a questo punto, si registrano molto impegno e molte riflessioni per quanto riguarda le organizzazioni sanitarie (si pensi in particolare al progetto "Migrant-Friendly-Hospitals") ma non, invece, percorsi specifici per i danni da lavoro.
In caso di infortunio assume, infine, particolare importanza il tema dell'assistenza che deve trovare modulazioni differenti anche in ragione della rete familiare e di sostegno di cui gode l'immigrato.

Malattie professionali

Le malattie professionali nel quinquennio 2001-2005 sono passate da 676 a 1069 denunce annue con un incremento che sfiora il 60%.
Un fenomeno che, secondo l'INAIL, non è solo riconducibile alla precarietà delle condizioni lavorative ed al tipo di attività svolta, ma anche ad una crescita dell'integrazione sociale dell'immigrato, che acquisisce una sempre maggiore consapevolezza dei propri dati di lavoratore.

Tale aumento andrebbe, a nostro avviso, valutato anche alla luce di alcuni altri elementi, quali:

  • le modificazioni di popolazione che abbiamo tracciato nella parte introduttiva con un aumento della presenza di immigrati nell'ultimo decennio;

  • il tempo di latenza noto delle patologie oggetto di riconoscimento (ipoacusie, patologie del rachide ecc.);

  • l'emersione dal lavoro nero che ha comportato anche l'iscrizione all'INAIL;

  • il fattore perdita all'indagine dei lavoratori per rientro nel paese di origine quando lo stato di salute non è più confacente al progetto migratorio ma anche mobilità molto elevata all'interno del paese. Quello che è noto come "effetto lavoratore sano" nel caso dei lavoratori immigrati diviene ancora più significativo

Casi di malattia professionale manifestatisi nel quinquennio 2001-2005 tra i lavoratori estracomunitari e denunciati all'inail

Casi di malattia professionale manifestatisi fra i lavoratori extracomunitari per classe di età e ripartizione geografica (2005)
Casi di malattia professionale manifestatisi fra i lavoratori extracomunitari per classe di età e ripartizione geografica: anno 2005

Fra i lavoratori immigrati la malattia professionale più denunciata è l'ipoacusia che tra le tabellate rappresenta in media il 41% delle denunce, seguita dalle malattie cutanee con il 26%. Tra le malattie non-tabellate è sempre l'ipoacusia che si conferma al vertice (24%) seguita dalle tendinite (10%) e dalle affezioni dei dischi intervertebrali (9%).
Oltre la metà delle denunce provengono da tre regioni: Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Per quanto concerne, invece, la provenienza geografica, il 16% dei tecnopatici provengono dal Marocco, l'11% dalla ex-Jugoslavia ed il 9% dall'Albania.

Le difficoltà maggiori nell'evidenziazione delle malattie professionali sono rappresentate da:

  1. una esposizione "legale" è insufficiente a determinare la comparsa della tecnopatia e questo elemento funge da deterrente alla denuncia da parte dei medici;
  2. il rilievo della tecnopatia in corso di episodio acuto.

Sviluppi futuri:

  1. occorre indagare meccanismi quali i giudizi di idoneità alla mansione, la incapacità fisica a svolgere la mansione fino ad arrivare ad una statistica per provenienza, oltre che per categoria lavorativa, dei soggetti che avanzano richiesta all'INPS di Assegno ordinario di invalidità;

  2. per monitorare gli incidenti sul lavoro e l'efficacia delle azioni di prevenzione è utile stabilire e verificare periodicamente il valore di alcuni indicatori di risultato e di processo. Tra gli indicatori di risultato, particolare importanza rivestono: il numero degli infortuni con prognosi superiore ai 30 giorni, gli infortuni mortali, i casi di malattia professionale. Tra gli indicatori di processo: le iniziative di informazione-comunicazione sul tema della sicurezza sul lavoro;

  3. prevedere iniziative di formazione e qualificazione professionale rivolte agli extracomunitari predisponendo percorsi educativi e formativi che aiutino i lavoratori a riconoscere e a saper affrontare la dimensione del rischio. Questi interventi formativi articolati devono prevedere anche l'utilizzazione di mediatori culturali e di forme di tutoraggio sul posto di lavoro da parte di lavoratori esperti (tema sul quale registriamo un recentissimo studio da parte dell'INRS); si potranno così prevenire infortuni dovuti al fatto che, come riportava un operatore della prevenzione in un comprensorio della concia "aprono il bottale come se fosse la lavatrice di casa";

  4. valorizzare il ruolo dei mediatori culturali con indicazione affinché le tematiche della salute e sicurezza sui posti di lavoro ma anche quelle dei diritti previdenziali ed assicurativi siano presenti nei corsi di formazione per queste figure. Certamente la formazione deve tenere conto anche delle culture di origine ma questo non deve costituire una giustificazione al mancato rispetto delle norme o a velate forme di "razzismo" nel momento in cui si invocano a giustificazione non solo la mancata cultura della sicurezza ma anche e soprattutto problemi di mentalità. Si tratta di una tematica quella del cosiddetto machismo con la quale ci si è confrontati anche nell'attività di formazione degli autoctoni, si pensi alla tematica dei limiti per la movimentazione manuale dei carichi in edilizia.

Edilizia

Nel coso degli ultimi anni, secondo le stime della Fillea-CGIL il comparto delle costruzioni ha visto aumentare in maniera esponenziale (più del 400%) la presenza dei lavoratori immigrati[15].
Nel 2004 i lavoratori immigrati iscritti alla CNCE rappresentavano il 18,6% del totale con un trend in costante aumento con marcate differenze regionali (in alcune aree del Nord Italia si registrano punte vicino al 50% del totale)[16].
Di questi una percentuale assai significativa si colloca nella fascia degli operai comuni, il 70% degli stranieri lavora come operaio comune rispetto al 30% dei lavoratori totali, inoltre gli operai specializzati e di IV livello rappresentano il 9% della forza lavoro straniera a fronte del 30% della forza lavoro complessiva.[17]
Nei primi 6 mesi del 2006 la Fillea-CGIL ha registrato 123 infortuni mortali, 31 in più rispetto allo stesso periodo del 2005; gli infortuni mortali che hanno coinvolto lavoratori stranieri sono stati 24.
Nel 2005 le vittime straniere erano state 36.
Tra le regioni più colpite vi è la Lombardia con 8 casi, il Veneto con 5 e l'Emilia Romagna con 3. Per quanto riguarda la nazionalità, al primo posto troviamo la Romania con 8 infortuni mortali, seguono Albania con 3 e poi Brasile e Marocco con 2. La maggior parte delle vittime aveva un'età compresa tra i 26 ed i 35 anni.

La prima causa degli infortuni mortali continua ad essere la caduta dall'alto, seguita dall'investimento da parte di un mezzo e dal crollo di una struttura[18].
Una ricerca condotta nel 2004 da Excelsion (Camere di Commercio) indicava nel 51,8% i lavoratori che necessitano di formazione e che solo il 33% poteva vantare una esperienza lavorativa.
La Fillea di Roma e del Lazio ha monitorato, poi, l'andamento vertenziale nel settore edile nel periodo 2003-2004. Premesso che il 54,97% delle vertenze sono avviate da lavoratori stranieri, i dati rilevano che il 74,49% di questi lavoratori lavora in nero o è solo parzialmente in regola[19] e che olo il 25,51% ha un contratto regolare. Solo il 3,3% delle vertenze viene, infine, avviato in seguito ad un infortunio.
La formazione realizzata nei paesi di origine viene ritenuta uno degli strumenti più qualificanti per garantire una maggiore professionalità ed un migliore investimento lavorativo.
Nel contratto di lavoro dell'edilizia è stato inserito un articolo in cui viene esplicitata la volontà di avviare una attività di formazione professionale in altri paesi, gestita dai sindacati e dagli imprenditori.
In Lombardia ed Emilia Romagna sono stati attivati progetti che hanno permesso l'apertura in Moldavia di scuole di qualificazione per insegnare oltre alla lingua anche le normative in materia di lavoro e sicurezza vigenti in Italia.
L'Inail insieme a Confartigianato ha realizzato il progetto Extrateam che utilizza metodi quali fumetti e audiolezioni in quattro lingue per educare i lavoratori stranieri alla cultura della sicurezza sul lavoro.

Agricoltura

Il lavoro agricolo viene svolto in elevate percentuali da lavoratori immigrati in situazioni di irregolarità lavorativa (non in possesso di contratto di lavoro o non in possesso di permesso di soggiorno) e questo non permette di disporre di dati sul fenomeno infortunistico.
I più recenti dati INAIL indicano in 4.472 gli infortuni accaduti in agricoltura denunciati nel corso del 2006 con una riduzione del 2,2% rispetto all'anno precedente, con una chiara correlazione stagionale nel numero degli eventi.

L'Associazione Medici senza Frontiere nel corso del 2004 ha visitato 770 stranieri impiegati in agricoltura tra Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria. Fra questi stagionali sono state riscontrate alcune patologie direttamente legate al lavoro:

  • intossicazione cronica o acuta da fitofarmaci: 15 persone hanno presentato un sospetto diagnostico di intossicazione da fitofarmaci acuta o pregressa;

  • patologie "ergonomiche" dovute a condizioni estreme di lavoro con posizioni forzate ripetute e sforzi muscolo-scheletrici. Queste patologie sono peggiorate, anche, dalle condizioni di vita e di lavoro. Il 56% risultava aver sofferto di patologia dovuta al lavoro nel passato e di queste il 61,1% mantiene lesioni articolari o continua a presentare patologia muscolo-scheletrica al momento della visita. Si tratta di persone molto giovani, con patologie muscolo-scheletriche o articolari che già sono cronicizzate in 213 casi su 672 a cui vanno aggiunte 56 lavoratori con patologia muscolare o articolare traumatica di recente insorgenza (traumi fisici come ferite, tendiniti, amputazioni, ustioni) procurati durante il lavoro.

In conclusione la presa in carico da parte della medicina del lavoro di questa particolare problematica deve vedere un salto culturale che porti a sviluppare in maniera più moderna il famoso imperativo del Ramazzini secondo il quale la prima domanda da fare al paziente è: "che lavoro fai?". Tale imperativo oggi è divenuto insufficiente quando si vogliono tutelare i lavoratori immigrati ma anche quelli con contratto atipico e, quindi, se vogliamo comprendere appieno il ruolo del lavoro nell'insorgenza di una patologia dobbiamo completare l'imperativo ramazziniano con anche: "che contratto di lavoro hai?; da dove vieni e come sei pervenuto al lavoro? Come vivi?".


Note

  1. Secondo i dati Istat gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2007 sono 2.938.922, si tratta di stime inferiori a quelle elaborate dalla Caritas in quanto nei dati Istat non sono considerati gli stranieri soggiornanti in Italia per motivi di studio, di turismo o per la concessione di asilo politico come pure quelli occupati in un lavoro stagionale. (Top)

  2. Rapporto nazionale sui ricoveri ospedalieri degli stranieri in Italia: dati SDO 1998: A.Fortino, F. Pennazza, R. Boldrini, M. Randazo, M. Marceca, S. Geraci. (Top)

  3. Come ricordano Frey e Livraghi in Italia vi è una carenza relativa di lavoro in quanto "l'offerta può essere insufficiente in certi settori e con determinate caratteristiche professionali, anche in presenza di sufficiente quantità di forza lavoro complessivamente disposta a lavorare in quel sistema economico". (Top)

  4. Gli indici di incidenza esprimono il rapporto fra infortuni denunciati all'Inail ed occupati di fonte Istat; mentre gli indici di frequenza esprimono il rapporto fra gli infortuni indennizzati e gli addetti/anno di fonte Inail. (Top)

  5. Nel 2004 sono stati oltre 115 mila gli infortuni sul lavoro occorsi a extracomunitari pari ad oltre il 12% delle denunce pervenute all'Inail, il 6,7% in più rispetto all'anno precedente e questo a fronte di un aumento del 5% di extracomunitari assicurati all'Inail. (Top)

  6. Dal 2005 nelle statistiche relative agli extracomunitari non vengono più considerati i dati derivanti dai 10 Paesi entrati nella UE nel maggio 2004. (Top)

  7. Gli infortuni accaduti a lavoratori extracomunitari riconosciuti da parte dell'INAIL nel 2006 (dato degli indennizzi al 30 aprile 2007) sono stati 74.130 di cui 3.490 in agricoltura, 70.628 nell'industria e servizi e 12 nella gestione conto-stato. Di questi 71.418 hanno portato al riconoscimento della temporanea, 2.585 di un danno permanente (2.142 in capitale e 443 in rendita) mentre 129 sono i casi mortali. (Top)

  8. Un recente studio condotto nella zona di Fabriano dimostra che ad un decremento graduale degli infortuni generali si associa un consistente incremento del fenomeno infortunistico fra i lavoratori extracomunitari. (Top)

  9. Uno studio condotto recentemente da D.Quarta e coll ASL di Torino nei cantieri della alta velocità Torino-Novara rileva che il numero degli infortuni fra i lavoratori extracomunitari è più alto rispetto ai lavoratori italiani, sebbene la gravità media sia invece inferiore rispetto al totale dei lavoratori. Sono i principali risultati di uno studio effettuato dalla Regione Piemonte per esaminare il rischio infortunistico nei lavoratori stranieri impegnati nella costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Novara, 80 Km di linea ferroviaria su cui sono impiegate centinaia di ditte e migliaia di addetti contemporaneamente. Nel corso del periodo compreso tra il primo gennaio 2003 ed il 31 dicembre 2004 sono stati segnalati 1.673 lavoratori stranieri. Si tratta in prevalenza di lavoratori con mansioni di basso livello (operaio generico, carpentiere e ferraiolo), con un'età media più giovane rispetto ai lavoratori italiani. Lo studio ha rilevato 233 infortuni a lavoratori stranieri, con una gravità media inferiore rispetto al totale dei lavoratori (24 giorni rispetto a 28 giorni). Il tasso infortunistico grezzo è più alto tra gli stranieri rispetto ai colleghi italiani ed in aumento nel tempo. Risultati che hanno portato a successive evidenti conclusioni: i lavoratori stranieri presentano un rischio infortunistico maggiore. Ciò è spiegabile dal fatto che si tratta generalmente di soggetti svantaggiati che vivono in condizioni precarie e con accesso limitato ai servizi socio sanitari. La gravità media è inferiore probabilmente a causa del fatto che, essendo lavoratori con maggiore precarietà di contratto tendono a tornare al lavoro il più in fretta possibile dopo l'evento. (Top)

  10. F. Pittau- A. Spagnolo (a cura di): "Immigrati e rischio infortunistico in Italia" IIMS dicembre 2003. (Top)

  11. In un recente articolo di Piero Soldini si legge "Un altro dato illuminante è quello di una sproporzionata incidenza sul totale degli incidenti automobilistici di quelli effettuati da stranieri ed anche qui non è molto convincente o comunque esaustiva la spiegazione che gli stranieri conoscono di meno il codice della strada, sono più spericolati o guidano un parco macchine più vecchio". (Top)

  12. Su questo tema ricordiamo una interessante sentenza di cassazione del 1999 numero 6263 che nel confermare la condanna per omicidio colposo del titolare dell'azienda interviene sul tema della etichettatura di prodotti pericolosi e lavoratori extracomunitari affermando che la: "etichettatura posta sul bidone non era di per se sola idonea e sufficiente a scongiurare il pericolo in questione, specie ove si consideri che in quella azienda lavorano operai extracomunitari, non in grado di comprenderne il significato e rendersi perfettamente conto della velenosità del liquido in esso contenuto". (Top)

  13. Sarebbe utile, per comprendere il livello di conoscenza dei diritti fra i lavoratori extracomunitari, disporre del dato sugli infortuni in itinere scorporato per aree di provenienza dei lavoratori. (Top)

  14. E' auspicabile che le tematiche della tutela del lavoro siano oggetto di trattazione nell'ambito dei corsi di formazione di queste nuove figure professionali. (Top)

  15. La Commissione Parlamentare Infortuni scrive nelle suo documento conclusivo: "Peraltro, un'assenza estremamente grave delle tutele di base riguarda i lavoratori extracomunitari assoggettati a forme nuove di "caporalato" (rilevate dalla Commissione in particolare nella missione a Milano sul settore edile) - in cui essi fanno capo agli intermediari non solo per il reperimento del lavoro, ma anche, senza alcuna garanzia giuridica, per alcune controprestazioni fondamentali, come il pagamento della retribuzione -. Naturalmente, tali elementi specifici non devono indurre a sottovalutare o trascurare la gravità del fenomeno del "caporalato" nelle sue forme tradizionali e nel suo complesso, fenomeno che interessa in modo particolare il settore agricolo in alcune regioni meridionali, come la Campania". (Top)

  16. "Lavoratori immigrati nel settore edile" Ricerca IRES-CGIL 2005 a cura di E. Glossi e M. Mora. (Top)

  17. Secondo i dati Istat che registrano significative variazioni nell'ultimo quinquennio le attività a maggiore quoziente di localizzazione sono i lavori di completamento degli edifici, il rivestimento di muri e l'intonacatura. (Top)

  18. Il rapporto 2005 dell'ILO sulla salute e la sicurezza sul lavoro dedica particolare attenzione al settore delle costruzioni. (Top)

  19. Da indagini effettuate dagli Ispettorati del Lavoro emerge che ben il 40% degli immigrati ha una irregolarità contributiva. (Top)

  • Marco Bottazzi, Consulenza Medico-legale - INCA nazionale
  • Carlo Bracci, Consulenza Medico-legale - INCA nazionale
  • Gabriele Norcia, Consulenza Medico-legale - INCA nazionale

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